Le città del Principe - Butera

 

I dipinti che rappresentano le dieci città del Principe, originariamente collocati come sopraporta nella sala di ingresso del piano nobile di Palazzo Butera, vengono esposti per la prima volta al pubblico. La possibilità di osservarli da vicino consente di confrontare la rappresentazione pittorica con la realtà dei centri siciliani ancora oggi esistenti. È un progetto sul territorio e, lavorando insieme alle energie del luogo, Palazzo Butera intende ristabilire un legame tra passato, presente e futuro, cercando sempre possibilità di scambio e arricchimento reciproco.

 

Tra i dieci ritratti di città recentemente restaurati, quello raffigurante la città settecentesca di Butera è certamente uno dei più fedeli alla reale configurazione del territorio.

Differentemente da altre città rappresentate in pianta, nel dipinto Butera è raffigurata secondo una visione dall’alto che evidenzia la sua posizione, arroccata su uno sperone roccioso. Nella descrizione di Cesare Orlando (…), Butera è definita «sublime», «per gli alti campanili, per l’antico forte, e per le fabbriche che sorpassano le sue muraglie e torrioni, dè quali è cinto». La cinta muraria, oggi in parte conservata, è assente nel dipinto, mentre sono raffigurate le tre antiche porte, oggi non più esistenti: Porta Reale, Porta San Pietro e la più antica Porta del Castello.

Nel dipinto del 1762, il castello gioca un ruolo di primo piano. È rappresentato come un sistema di torri collegate tra loro da cortine murarie che lasciano intravedere al suo interno una corte a cielo aperto. Un torrione quadrangolare giganteggia su ogni altra cosa. È in maniera intenzionale che l’immagine del maniero rompe ogni equilibrio proporzionale con il resto del dipinto. Ciò potrebbe essere interpretato come un messaggio espresso dalla committenza, ovvero i Branciforti, principi di Butera. Il simbolo concreto del potere della casata è quindi un castello, che risale al periodo normanno, ed è il luogo dove si consolida la legittimazione dei privilegi.

Sin dall’antichità Butera è una popolosa roccaforte militare, già dal tempo della dominazione musulmana e mantiene questa stessa funzione anche con l’arrivo dei Normanni (1089), che conquistano il territorio al termine di sei lunghi mesi d’assedio. Con il conte Ruggero I, Butera diventa sede di una contea nelle mani della lombarda casata degli Aleramici.

Collocata vicino la costa meridionale che si affaccia sul mar Mediterraneo, la Contea normanna diventa un nodo determinante durante il Medio Evo, per il controllo e la protezione del territorio interno, anche questo puntellato di torri d’avvistamento e numerosi castelli.

L’importanza strategica di Butera – pur non essendo la principale fortezza tra quelle esistenti - è più chiara se si pensa che, in un atto di collera, nel 1161 il re Guglielmo I d’Altavilla ordina la sua distruzione, con la disposizione di non ricostruire più l’insediamento. Malgrado ciò, non potendo a lungo rimanere sguarnito quel versante dell’isola a causa delle scorrerie dei pirati che  imperversavano nel Mediterraneo, dieci anni dopo la città appare già in possesso di Guglielmo di Lucy, che sposa una legittima erede del casato degli Aleramici. È a questa fase che risalgono i lavori di consolidamento del castello, probabilmente già antico fortilizio, e l’edificazione ex novo della torre a quattro piani che nel nostro dipinto si erge altissima (oggi unica struttura ancora esistente).

Il feudo rimane nelle mani degli Aleramici fino al periodo angioino, passa alla casata degli Alagona dalla metà del Trecento fino al 1392, quando re Martino I decide di affidare la baronia di Butera al catalano Ugone Ademar di Santapau. Le nozze di Ponzio Santapau con Isabella Branciforti, figlia del conte di Mazzarino, sanciscono un primo legame fra le due famiglie. Alla morte di Francesco Santapau, l’eredità del titolo passa a Dorotea Barresi e Branciforti, ma l’anno dopo, nel 1590, il titolo passa al nipote Fabrizio Branciforti, terzo principe di Butera, che entra in possesso di un’immensa signoria, frutto dell’unione dei feudi dei Sanapau e dei Branciforti e dei Barresi. Fino al 1814, il titolo di principe di Butera sarà il Primo del Regno, e saranno i Branciforti a mantenere questo primato per i due secoli successivi.